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una coscienza pulita per un uomo nuovo in una società migliore

19 dicembre 2011
IL GOVERNO MONTI HA SALVATO L'ITALIA?

Di Cesare Pisano

Se il governo retto dal PDL e dalla Lega fosse rimasto sul trono per un’altra settimana, credo l’Italia sarebbe scivolata dentro una catastrofe senza ritorno, con danni economici inimmaginabili, anche, se i politici e gli esperti ci hanno sempre detto che, in quanto a ricchezza personale, la nostra collettività gode di una buona salute.

Abbiamo tutti colto una “ piccola incongruenza “ nel fare del Governo, che ha scatenato le parti sociali, che hanno indetto degli scioperi.

La manovra approvata non pare godi le simpatie dei moltissimi, che si aspettavano, da un governo di tipo tecnico, un intervento molto più in profondità, capace di colpire là, dove mai nessun Governo politico ha osato…..privilegi, patrimoni e ricchezza ….così non è stato!!

Probabilmente, Monti avrà subito qualche condizionamento politico che lo ha indotto a prendere un po’ di qua ed un po’ di là, pur di accontentare un po’ tutti ed assicurare il varo della manovra e l’acquisto della fiducia da parte dei mercati, per portare l’Italia fuori dal dramma default……e, questo prendere un po’ di qua ed un po’ di là, non poteva che partorire una manovra criticabile e non proprio equa.

Fino adesso le cose sono andate come previsto, tranne gli scioperi, che sono l’indice di un’onda montante, quella del malcontento, nei confronti di un’equità non raggiunta…

L’equità, insieme al rigore ed alla crescita sono stati e sono i punti cardine che indicano, o dovrebbero indicare, il percorso del Governo; ma, così, fino ad oggi, non è stato.

Passata la manovra, incassati le prime critiche, soprattutto, dai leghisti, che, facilmente, hanno dimenticato di trovarsi di fronte un Governo operante da pochissimo tempo per potere essere giudicato così in fretta e con tanta violenza verbale e mimica…frutto, soprattutto, di una rimozione, che li ha smemorati dalle responsabilità, per una politica governativa ininfluente ed incapace di risolvere le problematiche, insieme agli amici del PDL, ecco che i vari ministri si sono determinati a proseguire sulla strada del ritocco necessario alla manovra…per accorciare le distanza dal principio di equità, invocato da tutti.

Questa manovra ha in sé uno squilibrio endemico; infatti, i privilegi delle cosiddette caste trovano difficoltà ad essere toccati; si pensi ai farmacisti, ai taxisti, ai grandi patrimoni e ricchezze.

Quindi, aspettiamoci, in queste settimane, altri interventi correttivi, come ad esempio, la vendita dei farmaci di tipo C, da liberalizzare, attraverso la vendita nelle parafarmacie e nei centri commerciali; la liberalizzazione dei taxisti, ed altre liberalizzazioni…che, se attuate, inciderebbero ed intaccherebbero privilegi acquisiti e duri a morire; l’intervento sulle Province; l’ingresso dell’asta competitiva per le frequenze tv a banda larga, per evitare che siano regalate a chi già monopolizza il mercato;…..

Il Pd, che appoggia in modo incondizionato il Governo, lavora per portare proposte e farle passare…..Il Terzo Polo è sulla stessa lunghezza d’onda; il PDL, che sostiene il Governo, non pare omogeneo ed univoco; molti parlamentari si sono staccati dall’approvare la fiducia a Monti, dimostrando di non seguire la linea del Partito, o forse, il PDL non ha una linea univoca…..

Importante sarà la discussione sull’articolo 18 e sulla la polverizzazione dei contratti, per andare verso un contratto unico per tutti, con l’introduzione di un flexsecurity, che si armonizza con l’equità, spezzando l’attuale situazione che vede contratti garantiti e contratti scoperti da eventuali garanzie sociali; come dire basta col dualismo delle garanzie nel mondo del lavoro; un contratto unico per tutti e che a tutti dia la stessa sicurezza e la stessa garanzia; un contratto, probabilmente, a tempo indeterminato, fino a licenziamento, per cause di necessità, riconosciute da tutti.

E un argomento non semplice da dirimere e da condividere…ci sarà una battaglia tra le forze sociali, politiche ed il Governo?

Se si debbono seguire le direttive europee in materia di lavoro e di garanzie, la strada da percorrere potrebbe essere la flexsecurity, attiva nei Paesi scandinavi e che prevede la flessibilità, sia nelle assunzioni e sia nei licenziamenti, integrata da una copertura-garanzia per i disoccupati.

Il Governo Monti sa di potere agire in questo senso, perché forte dell’appoggio dei gruppi politici che, fino, ad oggi, lo hanno sostenuto…….Lega e Idv, cosa faranno? Se ne staranno all’opposizione?

Se lo faranno credo che la loro diventerà emarginazione politica, perché questa esperienza sta portando verso nuovi approdi, verso nuove situazioni, molto diverse in toto, …dopo tre anni si è ripreso a dibattere democraticamente in Parlamento, si condividono idee e si fanno proposte per salvare l’Italia…etc….come dire il mondo delle alleanze non potrà non tenere conto delle responsabilità dei gruppi che hanno sostenuto il Governo, in modo incondizionato; Lega e Idv, hanno dimostrato forme di autonomismo ed irresponsabilità, visto che una eventuale caduta del Governo, in odore di nuove elezioni, significherebbe un attacco frontale deleterio, da parte dei mercati che ci annienterebbero.

…ricordiamoci che nelle prossime elezioni Berlusconi potrebbe non esserci, preferendo la dirigenza del suo Milan e delle sue aziende….questo significa che non occorre più la vasta alleanza politica, pur di contrastare il Capo delle destre, ma, accordi su progetti di riforme vere e condivise, a cominciare da coloro che hanno saputo sostenere l’azione del Governo Monti….naturalmente, i due Poli maggiori del panorama politico resterebbero, nella loro diversità oppositiva, il PD ed il PDL.


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1 dicembre 2011
PRIMARIE....COME??

Di Cesare PisanoIn questo tempo della Storia italiana la collettività è tutta presa dagli esiti giornalieri segnati dall’instabilità dello spread dei titoli italiani, dalle ipotesi di interventi nella zona euro, dalla diminuzione di 50 punti da parte delle Banche centrali, su iniziativa della Federal Reserve americana, dalle proposte che il Governo Monti presenterà giorno 5 dicembre, in Parlamento…etc…per potersi impegnare in discussioni diverse; ma, reputo importante, per una migliore coscienza democratica, cominciare ad avere chiare le idee sull’uso dello strumento delle Primarie, che hanno costituito per il Partito Democratico un’esperienza, tutto sommato, positiva.

Con l’elezione di Prodi esse fanno il loro ingresso nell’Agorà della politica italiana dei Partiti; un’esperienza positiva se si pensa al massiccio afflusso delle persone, tra iscritti e non, che si sono recati ai vari gazebo per votare, dentro una giornata di afflusso democratico, che ha rappresentato il Partito come capace di aperture partecipative, che non si esauriscono solo con il voto elettorale!!

Le Primarie, quale strumento per elezioni interne, sembra siano lo strumento che meglio esprime la coscienza e la libera scelta degli iscritti, perché la loro funzione esplica la capacità di espandere il diritto di scelta, per dare forza al nome che uscirà dalle urne. Trattandosi di elezioni interne al Partito, nulla osta qualunque tipo di soluzione uscita dalle urne…come dire la base del Partito ha fatto la sua scelta e la impone democraticamente ai perdenti.

La scelta è indicativa del fatto, che, eventualmente, all’interno del Partito si sono spostate le forze egemoniche che, in senso democratico, gestiranno il Partito e le sue strategie, anche, se nei vari posti di comando sarebbero presenti le parti sconfitte, nelle Primarie.

Diverso è il discorso di eventuali Primarie, non più interne al Partito, ma, di coalizione.

La coalizione riguarda la presenza di Partiti diversi, sia nel programma, sia nella grandezza dei Partiti, sia nella loro base elettorale.

Un Partito come il PD, che per Statuto è maggioritario, dovrebbe imporre il suo candidato, quale Premier da presentare alle elezioni, alla sua coalizione, senza per questo cadere nell’orgoglio di proporsi come egemone, anche, se nei fatti lo è, visto la sua forza elettorale.

Infatti, la volontà di candidare a Premier segretari dei Partiti più piccoli, nel caso nostro IDV e SEL, che insieme raggiungono appena il 14%, mentre il PD in questo momento è dato al 30%, secondo me, significherebbe la mortificazione della democrazia, perché ne costituirebbe una forzatura, dovuta a motivazioni leaderistiche, di tipo individualistico, di immagine e di arrivismo.

Se nelle Primarie il candidato del Partito maggiore dovesse soccombere alla scelta votata dall’elettorato, sia degli iscritti e sia dei non, avremmo un’anomalia democratica, una forzatura pericolosa, che inficerebbe la qualità della politica e la certezza politica, durante la legislatura e nell’attuazione del programma.

Come dire, il leader del Partito più piccolo potrebbe essere il Premier, con una base politica limitata dal numero dei propri parlamentari e, poi, dovrebbe essere sostenuto dalla politica del Partito maggiore, con una presenza di parlamentari superiore.

Questa sarebbe una forte contraddizione che esprimerebbe la debolezza e non la forza del Governo nella persona del Premier-minoritario, che non potrebbe mai godere di tutto l’appoggio politico del Partito maggiore…ma, quale sarebbe la convenienza per il PD, nei sondaggi cresciuto fino al 30%, nel mettere in ballo la sua supremazia politica, la sua politica convincente, le sue strategie e qualità propositive ed oppositive parlamentari, frutto del suo radicamento sul territorio, per dare il potere ad un uomo politico espressione del Partito minore?

Nessuna!!!!!

Ma, non solo; infatti, se il candidato fosse l’espressione del Partito più piccolo si evincerebbe solo che il politico in questione, con la sua insistenza di volere le Primarie di coalizione, dimostrerebbe limiti politici e grande apertura verso l’affermazione individualistica della sua figura, che non sarebbe mai, durante la legislatura, essere rappresentativa, non solo del progetto da attuare, ma, di vera democraticità, visto che, la base politica su cui l’eventuale suo Governo si poggerebbe, sarebbe data dai politici del Partito maggiore, il PD!!

Quindi il candidato-premier del Partito più piccolo non potrà mai esprimere la potenzialità insita nell’attuazione del progetto politico, là, dove meglio può essere espressa dal rappresentante-premier del Partito maggiore, che conta su un numero di parlamentari superiore, eletti da una base maggiore dell’elettorato e rappresentativi della volontà democratica della base elettorale.

La coalizione, di per sé non potrà mai modificare le regole e la rappresentatività democratica in nessun modo …le Primarie devono servire ad esprimere certe scelte democratiche interne al Partito o esterne, come nel caso di elezioni a sindaco…poi, basta.

Il PD è maggioritario; il che significa che il suo segretario, automaticamente, diviene candidato-premier…trattandosi di un Partito che ha raggiunto il picco del 30%, rispetto i Partiti della sua coalizione, che navigano al 7% o all’8%, il problema non si dovrebbe neanche porre…insistere ha un solo significato: forzare la democrazia rappresentativa, invocando, demagogicamente, lo strumento delle Primarie, per affermare contenuti di leadership, individualistiche, che nulla hanno a che vedere con la sostanza del modo di essere democratico.

Dietro lo strumento delle Primarie si nasconderebbero altre finalità non politiche, ma, populiste, di arrivismo, di immagine, di superiorità presunta…..

Le Primarie di coalizione costituiscono una forma di falsa democrazia, perché potrebbero spostare le forze in capo e dare al Partito più piccolo e meno radicato sul territorio una visibilità superiore, rispetto il PD, che dimostra un radicamento più ampio e significativo.

Il Governo diventerebbe la mera espressione di un potere personalistico, senza l’urto della forza politica della base parlamentare del Partito.

Una distorsione vera della sostanza democratica, le cui conseguenze potrebbero essere deleterie per la stessa coalizione.

La democrazia si fonda sulla rappresentatività, a cominciare dalla maggioranza e non dalle minoranze…le minoranze in democrazia devono essere rappresentate, ma, non nel modo di egemonizzare un Partito più grande, come il PD.

Primarie sempre all’interno del Partito, ma, mai di coalizione.


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permalink | inviato da cesare pisano il 1/12/2011 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 novembre 2011
...TRA LE TANTE RIFORME...

Occorre Riformare lo Stato: No ai doppi incarichi ed alle doppie retribuzioni di coloro che esercitano pubblici incarichi; no ai vitalizi dei politici; no a prestazioni remunerate da parte di chi svolge attività politica; Riforma parlamentare: Camera del Senato rappresentativa dei Comuni e delle Regioni; Camera dei Deputati ridotta a 500, ( oggi 630 )

In questo momento di crisi gravissima sistemica, tutte le Riforme sono necessarie e primarie, ma, considero i costi della politica e l'abbattimento della casta politica una priorità, per l'esempio che verrebbe dato dalla stessa politica, che, fino ad oggi, non ha mai dimostrato di fare gli interessi dei cittadini, ma, i loro, accrescendo patrimoni, ricchezza e prestigio....La stessa Riforma istituzionale è fondamentale e deve avvenire subito dopo il varo della nuova legge elettorale, che sarà il fondamento giuridico su cui impostare il nuovo percorso democratico delle susseguenti riforme per permettere la crescita e per raggiungere l'equità sociale, attraverso una Riforma del fisco vera ed efficace, capace di incidere sui grandi patrimoni e sulle grandi ricchezze, per pareggiare le sofferenze continue che dai ceti meno abbienti, ai ceti medi sono costretti a sostenere,....

10 novembre 2011
....UN VERO DISASTRO...SE ANDASSIMO A VOTARE....

Di Cesare Pisano

...UN VERO DISASTRO...infatti, se dovessimo andare a votare con la legge-porcellum di Calderoli; infatti, ci troveremmo allo stesso punto; dovremmo aspettare altri 5 lunghi anni, prima di produrre le vere Riforme, che dipendono dalla nuova legge elettorale: Nuove Istituzioni, dimezzamento dei Parlamentari, Senato federale....e ritorno ai cittadini del diritto di potere scegliere, col voto, il proprio politico, su cui ripongono la fiducia...

La legge elettorale attuale è una legge truffaldina; essa truffa il cittadino espropriandolo del suo diritto alla scelta del candidato politico; la legge voluta dalle destre, e mantenuta dal Governo Prodi, è una legge antidemocratica, centralista, che permette al potere di reiterarsi e di gestire la democrazia a suo piacimento

Dopo le dimissioni del Premier diventa’ importantissimo il passaggio attraverso una fase politica intermedia, che va dalle dimissioni del Premier alla nuova legislatura, dopo l’esperienza di un Governo di tipo Presidenziale, capace di creare le premesse per imprimer un trend il cui percorso, ripreso nella nuova legislatura dal Governo, nato dalle lezioni, con la nuova legge elettorale, porterebbe a realizzare tutte quelle Riforme proclamate da tempo, ma, mai realizzate.

La crisi dei valori della democrazia ha bloccato la crescita economica, lo snellimento dello Stato ed ha bloccato la politica ad azioni non sempre finalizzate al bene comune di tutti.

Una politica nuova, e si spera di qualità, capace di far crescere l’economia, la cultura, la qualità dell’esistere, lo stesso individuo, attraverso la riaffermazione della Repubblica democratica basata sull’esercizio dei diritti delle libertà del cittadino, a cominciare dalla scelta elettorale del politico di fiducia.

Se non si comincia dal diritto del cittadino, alla scelta politica e dei politici, non può mai affermarsi la Repubblica, nelle sue funzioni di tutela delle varie forme democratiche; si trasformerebbe il cittadino in un essere passivo, incapace di monitorare la politica, se non ricorrendo alle manifestazioni ed invadendo le Piazze, per tentare di dire la sua, in alternativa al potere, diventato cieco e ad un Parlamento diventato spazio per interessi personali e molto poco o nulli per quelli del popolo democratico.

Un Parlamento formato da nominati non assicura la piena democrazia; infatti, i vari eletti non si sentirebbero legati a nessuna parte degli interessi dell’elettorato, perché la loro presenza parlamentare avviene attraverso la nomina e non la scelta elettorale.

Pertanto, dev’essere auspicabile riaffermare la democrazia nella Repubblica; è necessario continuare la legislatura affidando l’incarico ad un super partes riconosciuto da tutti; un Governo Presidenziale il cui programma minimo, ma necessario, possa prevedere alcune delle Riforme dalle quali, poi, si innesterà tutta l’azione innovativa del futuro Governo, eletto con la nuova legge elettorale e capace di dare risposte più democratiche, dentro un Parlamento di scelti dalla collettività.

Abbiamo assistito troppe volte all’uso indiscriminato delle richieste di fiducia, che hanno annullato la democrazia, attraverso l’annullamento del confronto democratico, perché i vari nominati della maggioranza non potevano esprimere la loro libera coscienza democratica, in quanto avevano l’obbligo di integrarsi con il carattere monolitico del potere, più vicino agli interessi personalistici e di sistema, che di quelli della collettività.

Ricordiamoci che la democrazia è un composto di due parole, Demos e Crazia, il cui significato si rappresenta come il “Potere nelle mani del Popolo”; in democrazia questo potere si esplica con le libere elezioni, a patto che il cittadino possa esercitare questa sua scelta, capace di portarlo ad individuare il politico di sua fiducia, che deve, poi, completare il concetto della democrazia, assumendosi la responsabilità di gestire la sua politica, non per realizzare interessi personalistici, clientelari, familistici o sistemici, ma, per concretizzare in azioni politiche di qualità la su azione, per la quale lo stesso è stato eletto e siede in Parlamento, mantenuto economicamente, coi voti di tutta la collettività.

9 novembre 2011
LA CRISI DEI VALORI DELLA DEMOCRAZIA

Di Cesare PisanoLa forte crisi che stiamo attraversando ha risvegliato tutte le energie del Paese che, seguendo un monitoraggio autonomo istintivo, prodotto dai sacrifici, dalle continue ingiustizie, dalla disoccupazione, dal precariato, dai continui attacchi alla Magistratura, da una Parlamento che ha perso la sua vera funzione per diventare, in questi tre ultimi anni, una specie di feudo delle destre per far passare, o tentare di farlo, molte leggi personalistiche, come le ultime basate sul processo breve e processo lungo , che hanno molto fatto discutere e che non hanno minimamente scalfito lo staff governativo, anzi, lo hanno arroccato a difesa compatta per salvare il proprio Capo dai continui processi, ha invaso, nel tempo dell’ultimo Governo, le Piazze d’Italia, che hanno registrato manifestazioni in difesa dei valori, considerati calpestati da tutti i settori del sociale, economico, culturale, politico e sindacale.

La nostra Repubblica nasce e si fonda sui principi della Costituzione democratica-liberale che mette l’uomo e la sua dignità al centro dei primi 12 art., che costituiscono la base di tutti gli altri articoli.

La democrazia liberale riconosce la libertà dell’individuo, quale punto di partenza, per ottenere il bene comune, attraverso la libertà di tutti gli altri individui; come dire la nostra società è una costellazione di libertà individuali, che tendono a rapportarsi, per monitorare l’azione di qualunque Governo politico e chiedere le varie rettifiche, attraverso la legge parlamentare.

Un regolare funzionamento dell’Ordinamento giuridico della Res Pubblica porta a questo supremo fine: il bene e la felicità, dentro una convivenza collettiva di tutti i cittadini, nessuno escluso….con momenti assoluti di vera gara di solidarietà, in tutti quei momenti drammatici, che vedono parte della collettività colpita da qualche tragedia naturale, come terremoti e piogge fortissime, come in questo momento in Liguria e Piemonte.

Ebbene, se la democrazia è declassata a forme di neoliberalesimo-sociale si ha una rinascita delle forme individualistiche, che,rette dal diritto di libertà individuale, rendono l’uomo un essere che compete per il raggiungimento, non più di un comune fine, ma, di un fine personalistico.

Se la politica porta a questi modelli non ha fatto altro che distruggere le forme della democrazia liberale per affondarla con il principio tipico del liberalesimo dei primi del novecento, tutto basato sul principio del “ laissez faire”, cioè del principio che dice all’individuo: Pensa solo a te stesso e vedrai che starai benissimo……

Non è così!!

Infatti, il principio neoliberalista del “laissez faire” trasforma l’uomo in individuo solo, incapace di rapportarsi con l’altro, incapace di comunicare valori, incapace di solidarietà, incapace di monitorare la politica in difesa dei valori supremi repubblicani, basati sul raggiungimento del bene e del benessere collettivo accettabili.

La società che abbiamo visto nel modello proposto in questi tre anni dalle destre è stata una collettività di individui isolati, tutti tesi al benessere personalistico, di casta o di sistema ed in competizione.

E’ mancata in questo modello delle destre il valore della democrazia solidale e sociale, quella che avvicina gli uomini, li solidarizza, li contamina e li fa essere soggetti capaci di monitorare la stessa politica e di dare un giudizio positivo sulle leggi prodotte e finalizzate al bene comune….

Basti vedere le molteplicità di leggi nei confronti dei migranti ed i respingimenti sul mare aperto, che hanno causato la morte di inermi; o le varie leggi sulla formazione delle classi, abitate dai figli dei migranti….o il reato di clandestinità…..

La richiesta continua della fiducia in Parlamento ha mortificato le opposizioni, che chiedevano il confronto democratico; le troppe leggi ad personam hanno bloccato il Parlamento al perseguimento degli interessi di un solo personaggio e non degli interessi del popolo; il dire continuamente che l’Italia, rispetto altri Stati europei, era messa meglio nei conti pubblici e che la crisi non ci avrebbe toccato più di tanto, o, comunque, meno, rispetto ad altri Stati europei; tagliare i fondi, secondo il metodo lineare e selvaggio, intaccando strumenti di crescita, di cultura, di arte, di lavori in zone archeologiche come Pompei o alla ricerca, alla scuola ed università; bloccare il patto di stabilità coi Comuni, etc…hanno prodotto un calo evidente delle libertà e dei diritti collettivi, che hanno prodotto una forte divisione con tendenze all’isolamento dei meno dotati, fino ad individualizzare l’azione di ognuno ed isolarlo nella propria disperazione, come è accaduto per molti studenti, che hanno perso la borsa di studio, per molti precari, che si sono visti precarizzare l’esistenza, e molti disoccupati che vivono nella disperazione le loro giornate….

Il neoliberalesimo puo’ solo creare una società di aggregati individualisti, incapaci di monitorare collettivamente la politica e capaci solo di farsi gestire, nella passività più assoluta dei loro meri interessi personalistici.

Il principio del “ vivi e lascia vivere” ha prodotto una forte crisi dei valori della democrazia liberale, i cui connotati negativi hanno trasformato l’uomo e la società……ma, oggi, le regole date sono state eluse…….. un mondo parallelo alla stessa realtà e che fa parte della stessa realtà, ma che opera attivamente nella dimensione del virtuale, ha tenuto vivi i soggetti attivi, che rapportandosi, attraverso Facebook, Twitter, o producendo idee critiche, attraverso la complessa rete dei milioni di Bloggers, ha veicolato la critica al personalismo del potere delle destre, che avevano dimenticato di mettere al servizio della collettività la loro politica; infatti, associando e collegando gruppi, che hanno trasformato in azione reale l’attività della dimensione virtuale che corre su ed attraverso internet, parlandosi in ogni momento della giornata, scambiando opinioni e idee, si sono rapportati intorno ai valori violati del pluralismo, della tolleranza, dei diritti e delle espressioni del libero pensiero, attraverso talk show colpiti, come Anno Zero, o come altri personaggi, considerati dal potere scomodi, fino ad aggregare i valori della stessa democrazia e fino ad invadere pienamente le Piazze ed ogni luogo, in cui la democrazia ed i suoi valori venivano offesi…..

I valori violati nella realtà sono stati difesi e tenuti vivi nel mondo del virtuale, fino ad essere espansi, di nuovo, come valori veri ed autentici per l’uomo democratico, nelle Piazze della realtà sociale.

La crisi che attraversiamo non è solo crisi dell’economia per un potere finanziario globale che ha saputo mettere da parte la politica, è crisi di valori e di democrazia…è crisi di politica, quella vera, capace di amministrare a vantaggio, non degli eletti o dei sistemi ed apparati affaristici e personalistici, ma degli elettori, del popolo-collettività, protetto da una Costituzione, che mette al centro l’uomo, con la sua piena dignità, data dai valori della democrazia liberale-repubblicana.

Nella ricostruzione, come si dice di questi tempi, del dopo “diluvio”, la politica deve riprendere la sua vera strada, quella della qualità, quella che al centro del suo discorso pone l’uomo, la sua dignità, attraverso il suo lavoro; quel lavoro necessario, non solo per la propria sussistenza, ma, per far si che l’individuo sappia essere se stesso, attraverso il lavoro valorizzante.

Domani, un nuovo giorno, molto diverso da quello di oggi…… almeno si spera!!!!


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permalink | inviato da cesare pisano il 9/11/2011 alle 10:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 ottobre 2011
L'EUROPA SU UN DOPPIO BINARIO?
Di Cesare Pisano Il ricorso alla nomina del Presidente del Consiglio europeo dei 27 Paesi, Van Rompuy, a presidente pro tempore dell'eurozona, a cui aderiscono 17 Paesi, è il tentativo per rendere più forte l'alleanza dei 17 Stati che hanno adottato la moneta unica... L'Europa non è uno Stato confederato...è rimasta solo un'alleanza tra i 27 Stati, senza una Costituzione, una politica, un Governo interno ed esterno.

L’Europa non è uno Stato Europeo unitario, ma alleanza tra Stati nazionali.

La decisione di rendere più forti i 17 Paesi che adottano l'euro, potrebbe essere l'inizio per la creazione di una grande confederazione di Stati d’Europa, ove gli Stati singoli nazionali resterebbero autonomi dentro la loro area politica e territoriale, ma subordinati ai principi della Costituzione unica europea, che, ancora, non esiste.....

E' molto facile, oggi, in piena crisi, che la speculazione possa attaccare i singoli Stati nazionali, non appena si accorgono che sono in difficoltà, per essere grandi debitori pubblici.

Ma, una grande confederazione, quale sarebbe quella degli Stati uniti d'Europa, renderebbe fortissimi gli Stati nazionali...ed inattaccabili dalla speculazione finanziaria.

I responsabili dei grandi Stati europei, in questo momento di crisi, hanno la possibilità di creare un forte argine di protezione e di difesa contro eventuali futuri attacchi speculativi o di altro genere.

La nomina alla presidenza pro-tempore dell'eurozona potrebbe costituire il primissimo passo per ulteriori altri passi verso l'unità vera.

Gli Stati dell’eurozona, in questo momento, impegnatissimi nella difesa dell’euro, per salvare gli Stati nazionali in difficoltà e l’Europa, hanno preso una decisione che potrebbe rivelarsi storica, se il cammino intrapreso non si fermasse al salvataggio dell’euro, ma, proseguisse verso l’unità politica vera, sulla base di una comune Costituzione.

Questo processo epocale dovrebbe portare rapidamente i rimanenti Stati, momentaneamente fuori dall’eurozona, ad integrarsi per la costituzione dello Stato europeo.

In questo momento l'Europa viaggia su un doppio binario: uno quello su cui corre l'eurozona, l'altro che comprende i rimanenti Stati che non hanno adottato l’euro e che, probabilmente, cominceranno a reagire.....


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16 ottobre 2011
GLI INDIGNADOS: NUOVI RIVOLUZIONARI?
Di Cesare Pisano
E’ il movimento nuovo di questo secolo, che si sta espandendo in tutto il mondo e che sta assumendo forme nuove di gestione, diverse dalle consuete e che riconosce una struttura di base aperta, per dare occasione ai giovani di essere i soggetti attivi e di potersi confrontare tra di loro in modo libero ed autentico, sui problemi che assillano tutti i giorni, al di là di qualunque forma usata dalla politica, per esprimere e per tutelare interessi di parte sociali, diverse dai veri interessi del popolo e, soprattutto, dalle speranze dei giovani.

E’ definibile come un movimento anarchico? Credo di no.

Infatti, non credo contrasti il potere o la forma di Stato; mi pare che la contestazione sia diretta a quelle istituzioni rappresentative di un sistema economico-politico, che il movimento non vuole riconoscere, perché incapace di risolvere le problematiche e di avere annullato il futuro dei giovani, attraverso la crisi ed una cattiva gestione di essa, da parte dei Governi attuali.

Nel rifiuto ideologico-aperto ci sono le istituzioni, considerate responsabili della crisi ed i Governi-inetti, ritenuti incapaci di produrre leggi eque, per ristabilire una società che possa assicurare una degna esistenza a tutti, a cominciare dal lavoro e dalla sistemazione dei giovani.

Il movimento si sta espandendo a macchia d’olio in tutti i Paesi ad economia capitalista e sta assumendo forme diverse, ma, con un fattore che li accomuna: la ricerca e la prassi delle forme di democrazia diretta, che ci ricorda Atene, l’Agorà e la cittadinanza, chiamata alle decisioni con un’alzata di mano, anche, se, poi, la politica restava sempre nelle mani dei potenti della città….

Gli indignados di oggi hanno in comune il rifiuto delle banche, della finanza e dei Governi, che non rappresentano gli interessi di tutto il popolo, ma di una sola parte…..da questa presa di coscienza l’organizzazione aperta mira ad una critica globale del sistema capitalista, gestito per il mantenimento delle distanze e dei privilegi, dei sistemi e della finanza, che creano ricchezza e profitti, ma, che non sanno creare posti di lavoro, né, tanto meno, assicurano il futuro ai giovani, che si sentono esclusi e, forse, inutili, anche, se dichiarazioni, qui e là, da parte di quadri sociali riconoscono la validità del movimento ed i contenuti di lotta.

Un movimento, sostanzialmente, rivoluzionario, sia perché contrasta le istituzioni di base del sistema e sia perché si pone fuori le righe del sistema politico dei Partiti attuali, respingendo le loro strutture organizzative, chiuse all’avanzata dei giovani e ferme alle tradizionali forme di lotta, ed evitando di farsi coinvolgere, almeno nella sua prima fase di prassi di lotta e di organizzazione interna e programmatica-aperta.

Il movimento resta rivoluzionario perché pone vie diverse di lotta e di forme democratiche di lotta, si pensi alla Piazza usata come spazio-assemblea, od ai locali aperti a tutti, ove discutere nelle forme pubbliche i problemi…

Lo spazio, quindi, la Piazza resta il luogo fondamentale ove discutere e prendere le decisioni.

Come succede a New York, ove stanno ultimando e perfezionando le forme di lotta, i contenuti, i gruppi di lavoro, capaci di gestire la Piazza, dalle pulizie, all’informazione, al divertimento…per accogliere la molteplicità delle persone interessate ai problemi e portarli all’espressione degli stessi….attraverso la piazza, che è di tutti ed accessibile a tutti…non ha le porte e nessuno deve bussare!!!!!!

E’ un movimento pacifista che si pone in alternativa alla politica ed alle sue tradizioni e che si pone come il soggetto autentico a dettare le problematiche, che, poi, dovrebbero essere trasformate in legge.

Il movimento cresce, ma, cresce, anche, la consapevolezza che da solo non va da nessuna parte; da solo potrà fare emergere una zona diversa nelle forme e nei contenuti progettuali, quali espressioni della democrazia diretta, proveniente dal popolo, espressione vera del potere, che, con le elezioni, ha sempre conferito ai politici il potere diretto, ma, che, adesso, sono oggetto di critica, perchè ritenuti responsabili di governi inadatti alla risoluzione dei problemi, che la Piazza esige.

Non credo al carattere anarchico del movimento; credo al carattere spontaneo della democrazia diretta, che, con, la crescita e la sistemazione organica degli aspetti del movimento, acquisterà la consapevolezza che, alla fine, se riusciranno a farsi riconoscere, come sta avvenendo, visto il carattere pacifico e la presenza parenterale dei nostri giovani, avranno l’esigenza di rapportarsi con la politica capace e necessaria per realizzare e sostenere la soluzione delle problematiche emerse dentro le forme della democrazia diretta, in modo autentico e senza strumentalizzazioni.

Per trasformarle le prerogative ed i progetti di piazza, in produzione legislativa e Riforme della società, nel senso della democrazia, dello sviluppo, dell’equilibrio sociale, della regolazione delle banche e del potere finanziario, della cultura, del merito e della valorizzazione delle capacità individuali……..come dire della trasformazione totale dell’uomo e della politica, occorre un Partito aperto capace di fondere i suoi valori a quelli della Piazza-democratica, per una politica veramente rappresentativa, non di interessi di parte, ma di interessi generali e pubblici……..

Un nuovo politico, quindi, capace di espressione di quella democrazia diretta, proveniente dalle assemblee popolari aperte a tutti i cittadini che vogliono dire la loro?

Nelle intenzioni pare proprio di si; la sostanza vera di questo movimento, figlio della cultura della globalizzazione sembra mirare a questo grande obiettivo…….

E’ del tutto inutile fare riferimenti ai movimenti storici del passato, come quello del movimento degli studenti…..la differenza è enorme, ma, emerge tra tutte il grande spazio offerto da internet, che, in un solo istante, riesce a rapportare milioni di cittadini; questo significa ampliamento delle capacità organizzative e velocità nelle decisioni, quasi istantanee, là, dove la tradizionale comunicazione non permetteva altro che i lunghi tempi e l’offuscamento delle verità, come, spesso, accade tra i media tradizionali.

Il mondo globalizzato ha creato ricchezza e separato la gente; ma, ha creato, anche nuove forme di lotta…e, direi, vincenti, perché capaci di espandersi a velocità di internet e capaci si sputtanare qualunque strumento mediatico che vorrebbe offuscare le verità…ma, anche, di tentare di fermare in tempo qualunque tentativo di imbavagliare la libertà espressiva dei siti e blog privati…

Gli Indignados si stanno rappresentando come il contrasto alla società, al suo pensiero, alla sua gestione, alla cultura travista ed infangata, perchè convinti che esiste un’altra società, quella basata sulle verità, sulla solidarietà, sul vedere l’altro come se stesso…etc….

Credo che questo movimento nuovo e vecchio, allo stesso tempo, ponga un problema di fondo: RIFARE L’UOMO in un essere di qualità, capace di pensare, non solo a se stesso o al suo futuro, ma, soprattutto, AGLI ALTRI, dentro una forma di solidarietà, che dovrebbe riprendere i valori della cultura umanistico-cristiana……

30 settembre 2011
TANTE MANOVRE, MA LA CRISI CI AZZANNA PERICOLOSAMENTE....
Di Cesare Pisano

Possiamo affermare che le democrazie occidentali ed il capitalismo, espressioni socio-politico- economico, che rappresentano il modello uscito vittorioso dallo scontro ideologico con i paesi comunisti nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, sono fortemente in crisi e sotto attacco giornaliero dei mercati speculativi e che si stanno avviando lentamente, ma, inesorabilmente, verso un pericolo di default, che annienterebbe, non solo le economie, ma, l’euro, i modelli sociali, la crescita, i rapporti politici, gli stessi mercati…..

La crisi, originatasi dagli Stati Uniti e riversatasi in tutto il globo, paesi asiatici compresi, non dà segni di calo, anzi, fa temere il peggio, soprattutto, per la Grecia, in questo momento e per l’Italia, subito dopo.

La crisi si origina dalla finanza, per rappresentarsi come crisi del capitalismo e della democrazia.

Il neo-capitalismo selvaggio, senza regole, senza limiti, considerato il motore primo nel processo di globalizzazione, ha provocato cambiamenti negativi in quanto ha diviso il mondo e smascherato definitivamente il forte iato tra umanità misera, povera e ricca, se non ricchissima, ha saputo dilatarsi a dismisura, e, giocando con la finanza creativa, che ha creato sfruttamento, attraverso la speculazione forsennata, che ha arricchito i pescecani di turno ed i furbastri del quartierino…ha ottenuto il risultato finale di una forte crisi, ma, mentre le grandi firme, i grandi industriali non cedono sul mercato mondiale, invece, i piccoli, incapaci di vincere la concorrenza coi grandi, spariscono lentamente e inesorabilmente, alle prese con le banche, attraverso prestiti e fidi, che non possono pagare e con tasse capaci di strozzare, fino al fallimento ed alla chiusura.

Eppure, sembrava che, dopo l’uscita di scena delle ideologie comuniste e dello scontro che bloccava i due sistemi diversi nel modello di vita e di economia, il capitalismo avrebbe dominato il mondo incontrastato…invece, non è così: il sistema capitalista è in forte crisi, crisi di identità e di tenuta, di crescita, di democrazia, di speranze …….i giovani non hanno un futuro!!

Una crisi che ha avuto inizio con la nascita della finanza tecnico-creativa, che ha prodotto ingenti spostamenti di denaro, arricchendo a dismisura i soggetti, senza creare ricchezza nello Stato, attraverso l’aumento del pil, in termini di prodotto e di merci da vendere sui mercati.

Questo è il significato del fallimento e delle speranze irrealizzabili legate ai sub-prime statunitensi, che hanno invaso l’Europa….: titoli, acquistati da banche, qualcuna delle quali , poi, è fallita, la cui consistenza era zero….visto che i pacchetti non assicuravano garanzie sui crediti americani, acquistati dalle banche europee.

I mercati, quali espressioni della compravendita delle merci, prodotte dalle industrie, hanno ceduto il posto alle finanze, quindi, alle banche, ai titoli vari, agli spostamenti di ingenti somme di denaro, incapaci di creare produttività e crescita, ma ricchezza individuale….e, adesso il capitalismo si trova dentro una crisi che imporrà enormi sacrifici alla popolazione, chiamata dalle varie manovre a contribuire al risanamento dello Stato, attraverso l’annientamento del debito pubblico.

Infatti, se i mercati non vendono il prodotto, le industrie si fermano…la crescita del pil si ferma….e, se le industrie si fermano, significa che saranno costrette al licenziamento o a chiudere i battenti, per fallimento…come, infatti, si sta verificando, soprattutto, in Grecia, già in odore di default, ma, anche, in Italia.

La democrazia è entrata in crisi, soprattutto, in Italia, in cui il Parlamento è stato trasformato in una registrazione di atti della maggioranza non-politica, ma, numerica delle destre, che hanno sempre posto la fiducia in Parlamento, bloccando qualunque forma di dialogo tra i gruppi politici parlamentari; infatti, nessuna manovra, delle ultime quattro, è stata condivisa con le opposizioni, che restano escluse, dentro un’emarginazione politica, che le fa reagire, attraverso manifestazioni di piazza e forti critiche, atte ad abbassare la fiducia nell’azione politica, posta in discussione, quotidianamente, del Governo delle destre.

Le misure non sono idonee, anzi, secondo le opposizioni, sono ininfluenti ed incapaci di affrontare la crescita e di annientare il debito pubblico.

Troppi tagli, mancanza di una riforma fiscale; sbilanciamento nella spartizione dei pesi nella popolazione; esistenza dei tanti privilegi legati alle varie caste; mancata riforma istituzionale; blocco del patto di stabilità dei Comuni; …..etc…

Mancano strumenti di crescita vera; manca la patrimoniale su tutto il patrimonio e reddito dei ricchi; riduzione delle tasse alle imprese produttive; aiuti alle piccole imprese, che a migliaia dal nord al sud stanno fallendo….

Come dire: finanziarie pensate, non tanto per l’annullamento del debito, quanto per fronteggiare strumentalmente i provvedimenti e mantenere l’equilibrio tra le forze, che si rappresentano come conflittuali e poco coese

Il capitalismo deve dare al sociale una regolata; la finanza va regolata dentro comportamenti prevedibili; occorre frenare le speculazioni, che, poi, sono le azioni delle stesse banche, che hanno giocato con la finanza, attraverso spostamenti di denaro da una banca ad un’altra, da un soggetto ad un altro, da uno spazio ad un altro……col solo merito di avere creato ricchezza individuale, in modo selvaggio, ….ma, non ricchezza sociale in termini di pil.

E, nel grottesco generalizzato, ecco, che le stesse banche acquistano e vendono titoli e speculano su di essi e, mentre il gioco si fa duro, ecco che il capitalismo, espresso dagli imprenditori, si trova a subire questo diabolico eterno gioco delle parti, interpretato dalle borse, dalle speculazioni e delle varie agenzie, che ne dettano i criteri di comportamento, provocando le manovre-provvedimenti salva-Stato, senza possibilità alcuna, se non quella di subire la crisi, di diminuire le vendite e di vedere le piccole imprese, quelle che non possono ricevere aiuti dalle stesse banche, che hanno provocato i danni della crisi, sparire dai mercati, perché le banche si rifiutano di concedere loro prestiti e perché la piccola azienda è incapace di sostenere la concorrenza all’estero su mercati sui quali operano, con più facilità, i grossi nomi dell’impresa e le grandi marche, collaudate, sia dalla bravura, sia dalle competenze, sia dal fatturato, continuamente in crescita.

Come uscire dalla crisi e tentare di annientare il debito pubblico?

La risposta è data dalla crescita e dagli investimenti, dall’economia alla cultura, dalla ricerca alla formazione dell’uomo e della sua dignità…un cambiamento che dovrà investire l’io dell’individuo per canalizzarlo verso un atteggiamento costantemente etico e morale, positivo e futurista…….

Pare che la Germania, oggi, abbia votato in modo favorevole un provvedimento salva-Stati, il fondo sala-Stati, EFSF…..In questo modo pare che l’Eurozona sia salva ….Ma, non mi pare giusto che debba essere uno Stato a salvare l’Eurozona e non il Governo europeo; manca, infatti, un Governo europeo ed una politica tra gli Stati membri…..

La crisi porterà gli Stati membri alla vera unificazione politica??


16 settembre 2011
DUMPING ECONOMICO E DUMPING SOCIALE
Di Cesare Pisano

L’articolo 8, inserito nella manovra dal ministro Sacconi, ha scatenato, sia da parte dei sindacati e sia da parte del PD, nella persona del parlamentare Damiano, una fortissima reazione, che ha indotto il Governo ad accettare l’emendamento-critica di Damiano del PD, come correzione al concetto di fondo dell’articolo 8, che danneggia e crea illegalità, attraverso la nascita di sindacati di comodo, capaci di aggirare le deroghe previste dai contratti di lavoro nazionali, capaci di mettere in discussione l’accordo delle parti sociali del 28 giugno e capaci di creare situazioni di dumping sociale.

Per comprendere il problema occorre tener mente al contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato tra le parti sociali, quindi, tra i sindacati nazionali e i lavoratori e la Confindustria.

Questo è l’accordo che prevede la sostanza del rapporto di lavoro tra gli operai di categoria e le imprese; nessun contratto può derogare alle norme previste dal contratto collettivo, che, comunque, prevede delle deroghe ai principi di stipulazione contrattuale individuale o territoriale; seguendo queste deroghe, quindi, è possibile che i contratti di un’impresa, nel territorio, possano derogare i principi ed i limiti contenuti in quello collettivo, purchè ci si attenga ai principi in deroga al contratto collettivo, previsti dallo stesso contratto collettivo.

Questo significa che se un contratto individuale dovesse derogare, anche, ai principi previsti in deroga al contratto collettivo, esso è considerato illegale e va annullato.

Il tutto, poi, è sancito da un accordo tra le parti sociali, avvenuto il 28 di giugno.

Il Governo, con l’articolo 8, disconosce, sia i dettami del contratto collettivo e sia quelli intercorsi con le parti sociali il 28 di giugno, dando vita alla possibilità di nascita di sindacati territoriali piccoli di comodo, capaci di tutelare contratti, individuali stipulati tra il lavoratore e l’impresa in contrasto, sia ai principi generali dei contratti collettivi e sia a quelli in deroga, previsti dai contratti collettivi; come dire che è solo possibile, in caso di situazioni territoriali e produttive, dare vita ad un contratto individuale diverso da quello collettivo, ma, sempre dentro i principi previsti dal contratto collettivo, considerati come deroga ai principi generali del contratto collettivo nazionale.

Pertanto, qualunque contratto individuale stipulato in deroga a quello collettivo ed alle sue deroghe, diventerebbe illegale ed i sindacati acquisterebbero un carattere di comodo, perché tutelerebbero contratti i cui principi non sono previsti dal contratto collettivo e violerebbero l’accordo tra le parti del 28 di giugno.

E, seguendo l’articolo 8, considerato famigerato, si avrebbe la beffa del licenziamento facile, non più reintegrabile, come previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Pare che il Governo, dopo la fortissima critica di Cesare Damiano, abbia incluso nella manovra la possibilità di correzione dell’articolo 8, nel caso dovesse creare rapporti di illegalità contrattuale.

Infatti, saremmo al moderno concetto di dumping di tipo sociale.

Quando ho studiato economia politica conoscevo il concetto di dumping, ma, esso si riferiva alla produzione ed all’esportazione dei prodotti in territori esteri.

Il Dumping si basa sul concetto di esportazione a costi più bassi, rispetto i costi veri della produzione del prodotto.

Il dumping si usa per conquistare i mercati esteri difficili, soprattutto, quando si devono affrontare i rischi di una fortissima concorrenza interna.

Il prodotto, investito di Dumping, e venduto a un costo inferiore al suo costo di produzione, batterà certamente la concorrenza del prodotto interno estero a cui fa concorrenza sleale; ma, essa non è considerata sleale, in quanto prevista ed accettata dai mercati; infatti, la stessa cosa, poi, farebbe lo Stato estero, nei confronti di chi attua il Dumping nel suo territorio.

E’ dumping, anche, il caso in cui il prodotto all’estero è venduto solamente ad un costo molto più basso, rispetto il territorio di provenienza.

Io non so come si sia pervenuti al Dumping sociale, ma, so che i cinesi lo hanno realizzato.

Questo concetto traslato nell’ambito del sociale e del proprio territorio prevede l’abbassamento dei costi di produzione con azioni elusive delle regole e delle leggi; infatti, l’uso di manodopera infantile a basso prezzo; l’uso di lavoro nero a basso costo; mancanza di norme di sicurezza sul lavoro; salari bassissimi al di sotto della norma dei contratto collettivi di altri paesi; deroghe alla sicurezza personale ed all’assicurazione sugli incidenti di lavoro; mancanza di ferie o di diritti elementari…etc…

Dal concetto si evince un fatto deleterio e grave; infatti, le imprese e i datori di lavoro, poco inclini a creare rapporti umanizzati, ricorrono, spesso e con una certa costanza, a queste illegalità, pur di abbassare i costi di produzione del prodotto ed evitare possibili fallimenti, licenziamenti, etc….

Razionalmente potrà sembrare una cosa giusta, ma, nella realtà sociale siamo di fronte ad uno sfruttamento del lavoratore, a una violazione della dignità umana, a illegalità.

Mentre le leggi internazionali prevedono, in materia di Dumping, azioni di antidumping, in materia di Dumping sociale non è previsto nulla!!!!!!

L’antidumping si ottiene alzando il prezzo dei dazi doganali e rimettendo il prodotto estero sullo stesso prezzo di mercato del prodotto interno a cui avrebbe fatto una concorrenza sleale.

Del dumping sociale non esiste nulla che possa salvare i lavoratori dallo sfruttamento in atto in paesi come la Cina, se non la giusta applicazione della legge sui contratti e sui diritti.

L’onorevole Damiano criticando a fondo l’articolo 8, ha ottenuto la possibilità, prevista dalla manovra, di revisione dell’articolo 8, per eliminare la possibilità di dumping sociale in Italia.


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13 settembre 2011
L’ITALIA INDAFFARATA CON LE MANOVRE E CON LA RICHIESTA DI DIMISSIONI DEL PREMIER…
Di Cesare Pisano

E’ proprio così!!

L’Italia e gli italiani, ma, soprattutto, la politica delle opposizioni sono, quotidianamente, impegnati su due fronti, che sembra debbano, ancora, per molto tempo, occupate la giornata e le energie….

Le manovre restano incomplete, ininfluenti, accomodanti e molto sbilanciate a sfavore dei ceti medi e del pubblico impiego; il Premier, sempre alle prese coi suoi problemi giudiziari, che sembra non abbiano una fine, anzi, ad ogni giorno c’è sempre qualche piccola intercettazione o fatto, che si accumula a quelli già esistenti, sembra aver deciso di starsene al suo posto, fino alla termine del mandato.

Le opposizioni sembrano impotenti e, quotidianamente, si arrotolano intorno a questi due problemi; sanno che un confronto democratico ed aperto alle soluzioni positive sarebbero auspicabile, ma, sanno che le destre preferiscono lasciarli ai margini, evitando il confronto, con la richiesta della solita fiducia.

Un vero obbrobrio la richiesta di fiducia su queste manovre, che avrebbero potuto essere migliorate, con l’apporto responsabile di tutta la politica….così non è, e così mai sarà, fino a quando le destre sono guidate da Berlusconi.

Il Presidente pare abbia una vera idiosincrasia al confronto con le opposizioni; anche, in questo momento della Storia italiana, che vede il Governo delle destre annaspare intorno alle varie manovre, pur di raggiungere e mantenere gli equilibri politici interni e con la Lega, invece, di ottenere risultati superiori, finalizzandosi al principio che tutti devono concorrere e sopportane i pesi in ugual misura…come dire che il principio della fiscalizzazione e dei tagli non darà mai la certezza delle entrate, per cui, l’UE è rimasta all’erta nell’avvertire le destre ad essere pronte per un’altra manovra correttiva; ma, un’altra correzione, in che senso e verso chi??

Se non si concepirà una tassazione sugli immobili e sui patrimoni immensi dei ricchi, se non si taglieranno a fondo i costi della politica e dei privilegi delle caste e degli ordini professionali, se non si riformeranno le Istituzioni e se non ci saranno elementi di sostanza ed interventi per la crescita, l’Italia affonderà…ed i piccoli risparmi tenute nelle banche si scioglieranno come neve al sole.

Quindi, a gran voce, ma, senza un’azione concordata politicamente, le opposizioni all’unisono chiedono le dimissioni del Premier, pensando che in questo modo il tutto diventi più semplice e affrontabile.

Ma, è proprio così?

Si spera di si, perché, altrimenti, significherebbe la fine anticipata dell’economia italiana.

La soluzione prospettata sarebbe quella di un Governo di larghe intese, necessario per affrontare la crisi, con un responsabile di Governo condivisibile ed accettato da tutti.

Ovvero, le elezioni anticipate…..ma, con un’altra legge elettorale; il porcellum ha creato danni, portando in Parlamento persone non adatte e di poca esperienza, e non è ripetibile!!!!!!

Addirittura, il presidente dell’UDC, Buttiglione, ha lanciato una proposta molto singolare, quella di rilasciare un salvacondotto al Premier, per togliergli la paura di essere attaccato facilmente, non appena fuori dalla politica, per ridargli la sicurezza, che, dopo la sua uscita, il nuovo Governo non si mobiliti alla sua distruzione.

Alla base di questa proposta c’è il concetto che il vero ostacolo, per togliere l’Italia dalla vera crisi, sia la presenza politica del premier.

Come dire: tolto l’ostacolo tutto è più semplice.

Resta il concetto di fondo, che non convince.

Infatti, chi dovrebbe rilasciare questa specie di salvacondotto giudiziario?

Sarebbe legale e costituzionale un simile intervento?

Naturalmente, le reazioni non si sono fatte attendere, da parte dei vari rappresentati dell’opposizione, che hanno criticato fortemente questa tesi.

Al fondo del problema e contro il principio, continuamente evocato dalle destre, che questo Governo abbia ricevuto il consenso di oltre la metà degli italiani, si scontra con la realtà dei fatti, che contraddice fortemente questa affermazione e convinzione.

L’affermazione è errata; infatti, la maggioranza politica non c’è da quando l’onorevole Fini, co-fondatore del PDL, si trova a fare il segretario di un altro Partito, diventato di opposizione; ma, non solo, perché la maggioranza attuale si è ottenuta, attraverso un mercanteggiamento di posti e di nomi, che, se assicurano una tenuta alla maggioranza, nei momenti delle richieste della fiducia, dall’altro non costituiscono numeri, per assicurare la tenuta politica, in quanto molti di costoro sono stati eletti in altre liste di opposizione, che avevano condotto la campagna elettorale contro il programma politico del PDL.

Molti di costoro adesso costituiscono e puntellano la maggioranza numerica, pur non esprimendo quella politica.

Questo significa che le forze si sono spostate; mentre ieri il PDL era il primo Partito, adesso è il PD ad esserlo; se si sommano tutti i gruppi di opposizione a questo Governo delle destre, si ottiene un numero superiore alla cifra numerica dei gruppi che si sentono, ancora, investiti di autorità…..Questa maggioranza costituitasi tre anni prima, adesso non c’è più; come dire, che la volontà politica del popolo italiano non coincide, oggi, con quella di tre anni fa.

Questo vuol dire che il Governo rappresenta la minoranza del popolo italiano…

Ci sono tutti gli elementi per un cambio di rotta, attraverso le dimissioni responsabili del Premier o attraverso nuove elezioni.

A questo dobbiamo aggiungere che il Governo, che nella realtà rappresenta la minoranza, non cerca la condivisione sostanziale delle leggi e dei provvedimenti, ma, impone la sua azione-debole ( basta seguire le varie manovre ) ponendo la fiducia…siamo alla 50 richiesta; ma, mentre al tempo della maggioranza politica, le destre snobbavano le opposizione, irridendole, nell’affermare la loro presunta ininfluenza, oggi, invece, la richiesta si giustifica, sia per paura di discutere gli emendamenti del PD, ma, soprattutto, per arginare gli ostacoli interni dei tanti parlamentari del PDL, che si dissociano dalle scelte di Governo, non solo, ma qualcuno ha avanzato l’ipotesi che fossero giuste e responsabili le dimissioni del Premier, che, invece, non ne vuole sapere.

Come cittadino io credo che sia giunto il momento per un nuovo Governo composto da rappresentanti dei vari gruppi politici, capaci di affrontare e gestire la fase della crisi, affrontando le problematiche con competenza vera e politicamente condivisibile; se a questo non si riesce, credo che l’Italia non sia in grado di tirare a campare fino alla fine della legislatura; una tempesta incombe ed un cielo nero ci sovrasta; pertanto, sarebbe meglio affrontare le urne e consegnare il Paese in mani diverse….; ma, non crediamo che questo possa bastare; occorre smanicarsi e mettersi seriamente a lavoro…..i problemi sono gravissimi e molteplici….ma, occorre nuova linfa e nuove energie, ma, soprattutto, competenza, professionalità e spirito di sacrificio, ma, anche, modestia ed abnegazione e rispetto per l’avversario politico….

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